L’equivoco infinito (e malandrino) della Geotermia

Qualunque enciclopedia si consulti, dalla Tre Cani a Wikipedia, in nessuna di esse si potrà trovare la parola “rinnovabile” associata alla voce “Geotermia”.  Questa dicotomia insanabile, nelle pagine dei giornali che nella provincia di Grosseto seguono la disputa tra l’Enel Greenpower ed i comitati locali anti-geotermici, non figura mai.  La potenza del denaro, declinata in lobbismo, ricatto occupazionale, royalties ed inserzioni pubblicitarie, sterilizza l’intelletto, offusca le menti e consente alla geotermia di fregiarsi dell’immeritato titolo di “energia rinnovabile”.

Ma l’energia rinnovabile è quella che origina dal quotidiano irraggiamento solare della superficie terrestre, mentre la geotermia pesca dal sottosuolo le sue calorie, raffreddandolo con i suoi pozzi (30% in meno di acqua e calore ogni 10 anni), in una modalità estrattiva che l’accomuna all’attività mineraria, con tutte le controindicazioni di ordine ambientale e sanitario tipiche di quell’attività.  L’Equivoco non è casuale, perché è proprio su questo equivoco che ruotano tutti gli interessi economici che decretano l’attuale fortuna di questa forma energetica.

Tutto nasce dal protocollo di Kyoto, che nel 1997 ha istituito il controverso sistema dei CER (crediti di emissione) grazie al quale producendo energia da fonte rinnovabile si guadagnano crediti spendibili per continuare ad usare fonti fossili che emettono gas serra.  Una centrale geotermica dell’Amiata, come non si stanca di ripetere invano il prof. Andrea Borgia da quasi un decennio, disperde in atmosfera più CO2 di una equivalente centrale termoelettrica a gas, oltre ad emettere un cocktail di metalli pesanti per il quale qualsiasi altro impianto industriale verrebbe immediatamente chiuso d’autorità.  Ma l’equivoco di cui sopra tiene aperte quelle centrali, consentendo agli speculatori di inquinare due volte: la prima con le insalubri centrali Amiatine e la seconda con quelle termoelettriche a carbone, tenute aperte grazie ai certificati verdi acquisiti con le prime.

E’ di questi giorni la notizia di una gara d’appalto cui si accinge a partecipare l’Enel Green Power North America, per la realizzazione di centrali geotermiche (vedi qui) per rifornire basi dell’esercito americano negli USA.  Questa scelta, nasce da precise indicazioni degli analisti strategici del US Army, che, mentre diminuiscono la dipendenza da fonti energetiche straniere, al contempo, per fini di difesa nazionale, lavorano alla costruzione di una rete energetica d’emergenza, in grado, in uno scenario di fallout post nucleare, di alimentare la fitta trama di rifugi profondi in dotazione all’esercito americano.

Lo scenario classico del “Day After” prospetta infatti un lungo inverno, durante il quale la circolazione di superficie sarebbe inibita per decenni e gli impianti di energie rinnovabili solari sarebbero quasi improduttivi.

Questo scenario apocalittico, degno di un film di Kubrick eppure preso in seria considerazione dagli analisti, serve, una volta di più, a sottolineare la vera natura di questa forma di energia (che l’Esercito americano pone tra quelle “Alternative” e non tra quelle “Renewable”).

Sarebbe bello se anche in questo paese si potesse discutere francamente di strategie energetiche e di futuro senza mistificazioni né ostinate menzogne.  Sarebbe bello vivere in un paese maturo e civile, capace di dire pane al pane e vino al vino.

Andrea Marciani

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3 risposte a L’equivoco infinito (e malandrino) della Geotermia

  1. Pietro Paluello ha detto:

    Buongiorno, cercando di informarmi meglio su cosa è la GEOTERMIA e cercando di capire i vantaggi e gli svantaggi dello sviluppo di questa materia mi sono imbattuto in questo Vostro sito e, purtroppo, devo farVi notare che già nel primissimo paragrafo il Vostro scritto non è veritiero. Infatti, sia la Treccani che Wikipedia, sono andato a verificare, parlano specificamente in riferimento alla GEOTERMIA di “forma energetica alternativa e rinnovabile”. Mi permetto far notare ciò, gentile Signor Andrea Marciani, proprio perchè Lei, nel medesimo scritto lamenta di “mistificazioni” e “ostinate menzogne”. A conferma di quanto affermo le riporto di seguito i link delle pagine della Treccani.it http://www.treccani.it/enciclopedia/energia-geotermica/ e di Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Energia_geotermica .Vero che al mondo non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, ma tapparsi gli occhi per non leggere e non voler vedere fa il paio con la famosa terza scimmietta che almeno… si tappava la bocca per non parlare. La invito comunque e sinceramente, poichè fortemente credo nelle importanti interazioni che ognuno di noi può apportare a vantaggio di tutti gli altri, a non smettere di parlare (e di scrivere), ma anche a vedere (leggere) e a sentire (ascoltare). In fondo, la verità, non è altro che la ricerca della verità. Cordialmente. Pietro Paluello (pietro.paluello@gmail.com)

    • ndreamar ha detto:

      La ringrazio, sig Paluello, per il suo intervento, lei ha ragione ma…
      Le definizioni su Wiki sono soggette a continue revisioni ed effettivamente, dall’ultima mia consultazione, sul lemma ha fatto la sua comparsa il termine “rinnovabile”, anche se curiosamente seguito dalla precisazione “se valutata in tempi brevi” e dalla nota: “Il continuo sfruttamento di una sorgente geotermica può indurre localmente, nell’intorno dei pozzi di sfruttamento, una riduzione del valore di anomalia positiva termica”
      Ora mi dica lei, come si può definire “rinnovabile” un’energia che lo è solo “nei tempi brevi” ed il cui sfruttamento causa “una riduzione del valore di anomalia positiva termica”?
      I cambiamenti di visione da lei segnalati (Sull’edizione cartacea della Treccani del 1998, da me consultata in biblioteca, però, non hanno potuto inserire il nuovo termine) a mio parere segnalano un’intensa attività di lobbing finalizzata a favorire l’accesso ai certificati verdi ed ai contributi pro-rinnovabili.
      Voglio chiarire peraltro che la mia non è un opposizione pregiudiziale alla geotermia: in alcune sue declinazioni, come la bassa entalpia ed il ciclo binario, questa forma di sfruttamento energetico/mineraria del sottosuolo può contribuire alla riduzione del gap energetico che ci attende, a condizione però di rispettare le falde idriche e controllare le emissioni inquinanti (nelle priorità per la sopravvivenza dell’Umanità, infatti, l’acqua, il cibo e la salute vengono prima dell’energia)
      Ma bisogna avere l’onestà di chiamare le cose con il loro nome ed una fonte che non si rinnova (ma si consuma), per quanto vasta ed accessibile sia, non può essere definita rinnovabile.
      Andrea Marciani

  2. Pietro Paluello ha detto:

    Gentile Signor Andrea Marciani, non la conosco personalmente ma sono persona sempre interessato al confronto civile e rispettoso. Mi spiace innanzi tutto non aver letto prima la risposta al mio intervento e per questo Le rispondo solo ora. Dunque, dalle informazioni tecniche che anche successivamente al nostro diciamo “primo” confronto ho potuto constatare, l’energia geotermica, in ogni “diverso livello” (poi spiego i diversi livelli) non è esauribile poichè per il suo principio di sfruttamento e di meccanismo tecnico i fluidi liquidi che vengono estratti dal pozzo sono re-immessi nello stesso pozzo. Non so onestamente a quale riferimento, soprattutto di tempo, faccia menzione nella sua aggiunta la “Treccani”. Probabilmente si limita a prendere in considerazione il sistema di cosiddetta “bassa entalpia”, cioè quella che viene realizzata “pescando” ad una profondità massima di 300 m. e più adatta allo sfruttamento del calore per singole costruzioni. Nel caso di “media entalpia” e di “alta entalpia” (ecco indicati i diversi livelli), quella per intenderci che “pesca” a profondità ben superiori agli 800 metri e fino a temperature che arrivano ai 150 gradi, il meccanismo è quello del “prelevare” e del “re-immettere”. C’è inoltre da aggiungere che per le stesse esistono ormai diverse tecnologie, la più moderna ed interessante delle quali è quella detta “a circolazione” che, diversamente da quella che viene abitualmente utilizzata in Italia e più in particolare in Toscana, non prevede neanche la fuoriuscita di vapori, tanto meno di liquidi, ne, ovviamente, di odori. E’ ideale per la “media entalpia” e naturalmente però non consente uno sftuttamento superiore ai 5-8 megawatt per la produzione di energia elettrica.
    Personalmente, più della odierna “Treccani”, mi fido molto di più del M.I.T. (Massachusets Institute of Technology), e degli studi da loro fatti che, come nel mio primo messaggio in Sua risposta ho citato, ci dicono che in pratica avremmo risolto totalmente il problema dell’inquinamento dell’intero pianeta per i prossimi 4.000 anni, se solo sfruttassimo a pieno le fonti di geotermia disponibili sulla terra. Le confermo pertanto, insistendo, che la Sua affermazione che non si tratta, parlando di Geotermia, di fonte rinnovabile, è assolutamente sbagliata, o comunque eventualmente riferibile a quelli che sono stati i primissimi sistemi di sfruttamento riferibili comunque ai primi del 1900. Anche le fonti di petrolio, se fosse immaginabile poterle sfruttare per poi re-immetterle, si definirebbero “rinnovabili”. Le dico di più, visto che Lei stesso sottolinea giustamente che sono sicuramente molto valide quelle geotermiche “a ciclo binario” (dette appunto “a circolazione”), in Italia, in almeno un paio di casi tra i dieci circa in via di approvazione, vi sono proprio impianti con questo avanzatissimo sistema di sfruttamento. Sempre per la precisione, il sistema di norme che regolamenta questi nuovi impianti non prevede contributi pubblici ma solo investimenti privati. Solo se, quanto sarà prodotto avrà caratteristiche di “impatto zero”, potranno accedere a vantaggi economici sulla cessione di energia al gestore nazionale italiano (GSE). Vale anche la pena valutare e considerare che per ogni eventuale centrale che produca per esempio 5 megawatt da fonte geotermica rinnovabile, si può spegnere una centrale a petrolio che ne consuma 1000 tonnellate all’anno. Se consideriamo inoltre, sempre per esempio che, prima di re-immettere i fluidi di calore provenienti dalla fonte geotermica, questi stessi possono essere utilizzati per la realizzazione di serre dove a quel punto è possibile in qualsiasi momento dell’anno produrre ortaggi e frutta, oltre che per altri usi civili ed industriali, quanto se ne avvantaggerebbero le sempre crescenti risorse alimentari del pianeta. Non consideriamo naturalmente poi il mancato inquinamento, a tutto ed inequivocabile vantaggio dell’agricoltura. Io penso, veramente, che ogni volta, almeno nel caso della geotermia, noi continuiamo a fare cattiva pubblicità a questo tipo di soluzione, non facciamo altro che rendere un servizio ai “signori” del petrolio che mirano a tenerci il più possibile schiavi di questa risorsa che peraltro è ormai in esaurimento. Quando ne sarà rimasto così poco per poter andare avanti e il suo valore in denaro sarà ancora ulteriormente accresciuto e saremo tutti costretti a farci guerre l’un con l’altro per un poco di pane che non sapremmo più produrre, “loro” saranno ancora lì per sfruttarci completamente fino all’ultimo respiro di vita. Chi nel frattempo avrà per tempo provveduto, molto probabilmente o quasi sicuramente, non avrà di questi problemi. Non più tardi di qualche mese fa, il nuovo governo cinese, in una della sue prime deliberazioni, ha stabilito per legge di stanziare 10.5 miliardi di dollari per la realizzazione di impianti geotermici per la produzione di energia elettrica. Se consideriamo che realizzare un impianto da 5 megawatt, con la geotermia, costa oggi intorno ai 30 milioni di euro, facciamo presto il conto di quanti impianti verranno realizzati in Cina.
    Come può constatare signor Andrea Marciani, ho potuto nel frattempo informarmi di più.
    Cordialmente.
    Pietro Paluello

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