Inquinamento minerario e spiaggiamenti dei cetacei, causa-effetto?

Riguardo al fenomeno della moria dei cetacei sulle coste della toscana meridionale, ampiamente trattato dai giornali nelle scorse settimane, troviamo sorprendente che, nella ridda delle ipotesi messe in campo per spiegare tale moria, non compaia quella che potrebbe essere la più probabile: quella cioè, del pesante inquinamento da arsenico, mercurio ed antimonio che i nostri corsi d’acqua riversano in mare ogni anno, a seguito delle mancate bonifiche dei siti minerari del secolo scorso.

inquinamenti minerari e spiaggiamenti dei cetacei, c'è una relazione?

inquinamenti minerari e spiaggiamenti dei cetacei, c’è una relazione?

Le miniere di mercurio dell’Amiata, quelle di antimonio della Maremma meridionale, le miniere di ferro e pirite dell’Elba e dell’entroterra di Follonica, i fanghi rossi della Tioxide a Scarlino, la tristemente nota miniera di Fenice Capanne, ma anche la miniera sarda del Furtei e i fanghi stoccati Euroallumina davanti a Portoscuso. Tutte miniere e che all’atto della chiusura, invece di essere sottoposte a bonifica e monitoraggio sono spesso state usate come discariche, dei fanghi di lavorazione, quando non di altri inquinanti, provenienti da altre regioni d’Italia.

Il fiume Fiora, il torrente Tafone e Chiarone, poi L’Albegna, l’Osa, L’Ombrone, il Merse, con il loro carico di veleni quotidianamente riversati in mare, sono oggetto di una rimozione collettiva, al punto che neanche il responsabile del Settore mare dell’Arpat sembra ricordare gli elevati valori di metalli pesanti riscontrabili nei mari toscani.

Riguardo poi le assicurazioni fornite dal ministero dell’ambiente sulla presunzione che le morti dei cetacei avvengono sulle coste prospicienti Sardegna e Sicilia, ci riteniamo assai poco rassicurati dal momento che alla semplice consultazione dell’Atlante delle correnti marine dell’istituto Idrografico della marina (qui) risulta evidente che le correnti tirreniche descrivono, soprattutto nei mesi invernali, un sistema di circolazione chiusa nel triangolo di mare tra la Sardegna, la Sicilia e la costa tirrenica continentale tra la Calabria e l’isola d’Elba.

a sinistra gli spiaggiamenti dei mesi scorsi, a destra le correnti marine del periodo corrispondente segnalate dall'Istituto Idrografico della Marina

a sinistra gli spiaggiamenti dei mesi scorsi, a destra le correnti marine del periodo corrispondente segnalate dall’Istituto Idrografico della Marina

I Beni Comuni Manciano, in accordo con il neo-nato gruppo FAI (Fondo Ambiente Italiano) di Manciano, hanno promosso nel febbraio scorso, un convegno sullo stato delle bonifiche nel sito minerario del Tafone.  In quell’occasione abbiamo potuto apprendere dalla voce del Prof. Riccobono dell’università di Siena e del Prof. Mottana di quella della Sapienza di Roma, l’ampiezza del danno riscontrato in quelle aree.  Una sintesi della ricerca effettuata dall’università di Siena nel 1997 è visionabile qui  Attiriamo l’attenzione sui valori di inquinanti riscontrati sui pesci delle acque interne e sulle alghe marine raccolte intorno agli estuari.  Ai predetti inquinanti va inoltre aggiunto il Tallio, un minerale particolarmente subdolo, con la sua forma atomica che lo fa somigliare al potassio: gli organismi vegetali, tratti in inganno, lo assorbono in grandi quantità, introducendolo nella catena alimentare. Purtroppo la sua individuazione necessita di attrezzature sofisticate e molto costose, di cui attualmente, nell’Italia centrale, sono dotate solo il CNR e l’Università di Siena.

La lista delle nefaste conseguenze dello sfruttamento scriteriato delle risorse, a detrimento dell’ambiente naturale, sembra purtroppo allungarsi senza posa e non possiamo esimerci dal denunciarle, specie di fronte alla deregulation che il Ministro Clini sta introducendo nel campo delle attività estrattive, a favore dei petrolieri.   Confermando, una volta di più, questa bizzarra inversione di ruoli in vigore in Italia, inversione per la quale sono proprio i ministri e gli assessori all’ambiente ad agire per sacrificarlo sull’altare dello sviluppo delle attività industriali.

Attività che rischiano di distruggere definitivamente quello che poco che resta dell’ambiente naturale italiano.

Andrea Marciani

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