L’oro di Furtei, una storia esemplare

La canadese Adroit, pur essendo stata costretta a ritirare, dalla procedura di VIA,   il progetto  di miniera nelle località Faggioscritto e Poggio Petriccio,  il 14 dicembre scorso ha rinnovato  il suo permesso di ricerca preliminare sui 960 ettari di concessione. I suoi tecnici, con zaino e picozza, evidentemente ancora animati da propositi predatori, continuano ad aggirarsi furtivi sui terreni della concessione, evitando, per quanto possibile, gli incontri ravvicinati con gli “indigeni ostili” .
Sabato scorso, nel corso di un convegno organizzata da BCM e dal Comitato dei residenti, per indagare sullo stato dei luoghi lasciato dal precedente sfruttamento minerario del Tafone, in cui hanno parlato il Prof. Riccobono dell’università di Siena ed il Prof. Mottana della facoltà di Geologia di Roma 3, è stata evocata la possibilità che il vero interesse dei canadesi possa essere  l’oro epitermale, la cui presenza è già stata accertata da precedenti prospezioni di società nazionali ed olandesi, e le cui metodologie di estrazione sono ancora più devastanti di quelle dell’antimonio.
Questa ipotesi evoca immediatamente il fantasma della miniera d’oro di Furtei in Sardegna di cui purtroppo poco si sa sul “continente” ma che da qualche anno disturba i sonni degli abitanti delle campagne del Medio Campitano.

Ne facciamo una ricostruzione sul nostro sito per illustrare, a quei mancianesi che continuano a credere che il progetto canadese di miniera potrebbe rappresentare un’opportunità di sviluppo per il paese:

Nel 1997, la Sardinia Gold Mining annunciava la fusione del primo lingotto d’oro della nuova Eldorado italiana, nella Sardegna meridionale a Furtei, 40 chilometri da Cagliari.
Quel giacimento, a lungo indagato dall’Agip e poi passato in mano a due società minerarie australiane, era stato infine messo a coltivazione da questa società sardo/australiana finanziata per un 10% anche dalla Regione Sardegna.
Su di una superficie complessiva di circa 3000 ettari prima dedicati ad una agricoltura irrigua (ricca di bacini e corsi d’acqua) venivano aperte 4 miniere a cielo aperto ed alcuni bacini per lo stoccaggio dei reflui chimici del trattamento di arricchimento (umoristicamente denominati “inerti”)
L’oro contenuto nelle roccie  di questo sito è appunto di natura epitermale, invisibile all’occhio ed a tenori bassissimi: 2ppm = 2 grammi per tonnellata (per realizzare il classico lingotto da 10 kg è necessario sbriciolare e trattare 5 mila tonnellate di roccia) viene

Il gentile lascito degli australiani ai sardi

Il gentile lascito degli australiani ai sardi

concentrato con l’uso di cianuro di sodio, un sale molto tossico, che si è dimostrato molto più efficace del mercurio nel processo estrattivo dell’oro e che ha reso possibile l’estrazione dell’oro anche nelle modestissime concentrazioni riscontrate nella zona del Furtei. furteiNel 2008 la concentrazione del metallo scende però a valori così poco remunerativi che la miniera viene improvvisamente abbandonata, i 42 lavoratori ancora in forza, vengono messi in cassa integrazione e gli australiani spariscono con il loro bottino (4 tonnellate di inutili lingotti d’oro che ora certamente dormono sonni tranquilli, impilati in buon ordine, in qualche caveau svizzero)
la devastazione che questi sciacalli, con la complicità dei loro referenti locali, si lasciano alle spalle è chiaramente visibile dallo spazio.furtei mapsLa legislazione italiana dimostra per l’ennesima volta la sua inefficacia ed i responsabili del disastro se la squagliano alla zitta, lasciando che a vigilare sui bacini colmi di cianuro restino solo  i 42 lavoratori ormai licenziati che, a titolo volontario,  da 4 anni si danno il turno alle pompe, per impedire tracimazioni dei veleni nelle campagne sottostanti.
Gli stessi lavoratori che invano tentano di attirare l’attenzione della Regione Sardegna sul problema, con sit-in ed occupazione dei palazzi della politica.
Palazzi della politica che pure doverebbero conoscere bene il problema, dal momento che il governatore della Regione (PdL) è lo stesso Ugo Cappellacci  che dal 2001 al 2003 ha diretto la Sardinia Gold Mining, responsabile del disastro.
Per ora la Giunta regionale ha stanziato solo 150 mila euro per mantenere il precario status quo, ma di soldi per una vera bonifica ne servono molti di più: si parla di una cifra compresa tra i 37 ed i 180 milioni di euro, tutti rigorosamente a carico dei contribuenti.
Forse il Governatore è troppo impegnato a difendersi dai numerosi scandali che lo vedono protagonista (dalla truffa della Cisi-Fideuram agli appalti truccati dell’eolico, per finire al crac della municipalizzata Carloforte) per potersi fare carico anche di questa scomoda vicenda.

Mentre Furtei contempla il disastro, i 400 lingotti della Sardinia Gold Mining fanno la polvere in fondo ad un caveau

Mentre Furtei contempla lo scempio, i 400 lingotti della Sardinia Gold Mining fanno la polvere in fondo a qualche caveau, prova certa dell’insana demenza del sistema politico/economico che li ha voluti strappare alle rocce del Campitano al prezzo di un irrimediabile disastro ambientale

Ma noi mancianesi possiamo usarla  per prevenire un disastro analogo, usando il buon senso e mettendo sul piatto della bilancia, da una parte i vantaggi, solo promessi, e dall’altra  i danni certi, testimoniati dagli innumerevoli disastri ambientali lasciati in giro per il mondo da questi predoni internazionali che sono le Mining Company canadesi ed australiane (cui si aggiungono ultimamente anche quelle cinesi).

Qui, il sito the Mining truth,  prova a stilare un elenco delle decine di miniera, nei soli USA,  sfruttate ed abbandonate da società minerarie “fallite” al termine del saccheggio, a dimostrazione che anche lì, il fallimento tattico (per sfuggire agli oneri di bonifica) non è l’eccezione… ma la regola.

Annunci
Galleria | Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

2 risposte a L’oro di Furtei, una storia esemplare

  1. Bruno Efisio Pinna ha detto:

    Resto sbarlodito, io sono venuto a sapere di questa disastro oggi ritengo oltre la regione che a datto il permesso anche il comune a la sua parte di colpa di colpa.o siè acontentato di guei pochi posti di lavoro ,,,,,,,,,,,,,,,,,,

  2. Mariano Sollai ha detto:

    IL VERO RESPONSABILE è COLUI CHE HA DATO l’autorizzazione a questi scavi.. Chi era il Sindaco che ha permesso tutto ciò? Quanta gente della zona si è arricchita pur sapendo il danno che facevano? Tutti coloro che ci hanno lavorato, dai dirigenti agli operai, sapevano quel che stavano facendo.. ma PECUNIA NON OLET!!! Di chi è la colpa? DEI SARDI CHE TRADISCONO I SARDI!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...