Il costo del depuratore fantasma

Per far pagare la depurazione a chi non ce l’ha, l’Acquedotto del Fiora si appella al principio di sussidiarietà e solidarietà, mostrando di saper sfruttare gli equivoci che nascono dal quell’indigesto pasticcio “di carne e pesce” che è il famigerato “Modello Toscano” di gestione privata dei beni pubblici. Utilizzando, a seconda del bisogno, l’una o l’altra delle due categorie fondative: quella del diritto del privato al profitto e quella del dovere del cittadino al sostegno della cosa pubblica.

E così, bollette astronomiche (tra le più care d’Italia) svuotano le tasche dei cittadini alla velocità doppia di una candela accesa da entrambe le estremità, che brucia da una parte per il profitto del gestore e dall’altra per gli oneri di cittadinanza.

Ma la Corte Costituzionale aveva già sancito, con la sentenza 335/2008, l’illegittimità di far pagare ad un utente un servizio di cui non ha disponibilità immediata, obbligando i gestori che praticavano questa stortura a rimborsare il maltolto. E l’Acquedotto ha cominciato a farlo, a partire dal 2009, con molta calma (in comode rate fino al 2014) e solo a partire dai pagamenti dell’anno 2003 (tutti i versamenti precedenti restando irrecuperabili per gli utenti).

Ma la cosa grave,  che rappresenta l’oggetto del presente comunicato, è che mentre non ha ancora completato la restituzione delle cifre illegalmente estorte in passato, l’Acquedotto del Fiora ha subito reintrodotto una nuova tariffa di depurazione, maggiorata nell’ultimo anno del 58% (da 0,678 a 1,074 x mc) Sulle bollette di utenti sprovvisti di depuratore, Lo fa appellandosi ad una legge successivamente promulgata, la legge n.13 del 27 febbraio 2009 che richiama in vita proprio quella 36/94 (legge Galli) parzialmente abrogata dalla Corte costituzionale con la sentenza di cui sopra.

L’arbitrio di tale legge è stato in seguito evidenziato anche dalla III sezione della Corte di Cassazione, con la sentenza n° 8318 del 12.04.2011 che si richiama alla 335/2008 ribadendone la vigenza e nel testo recita, tra l’altro: “a fronte del pagamento della tariffa, l’utente ha il diritto di ricevere un complesso di prestazioni consistenti, sia nella somministrazione della risorsa idrica, sia nella fornitura dei servizi di fognatura e depurazione…omissis…non si può obiettare che la corrispettività fra la suddetta quota e il servizio di depurazione sussisterebbe comunque, perché le somme pagate dagli utenti in mancanza del servizio sarebbero destinate, attraverso un apposito fondo vincolato, all’attuazione del Piano di ambito, comprendente anche la realizzazione dei depuratori… omissis… Ma il “Piano di ambito” non assicura affatto che il depuratore sia costruito proprio nel Comune dove risiede l’utente, piuttosto che in un altro; inoltre, il contribuente ben potrebbe, in un prossimo futuro, trasferirsi altrove, motivo per cui non si comprende perché costui debba pagare in anticipo un servizio di cui potrebbe non usufruire”

A Manciano, luogo da cui prende avvio questa nuova battaglia per rivendicare il rispetto dei cittadini, il depuratore era stato autorizzato già nell’anno 2000, ed era stato dato per ultimato nell’anno 2001. Siamo nel 2012 e del depuratore ancora non c’è traccia. Il costo del progetto, che incide per il 16% sul costo dell’intera opera (malgrado sia quasi la ristampa del medesimo prefabbricato mille volte adoperato) è stato da tempo saldato, e da dodici anni si pagano in bolletta i costi di un depuratore fantasma, nonostante due importanti sentenze avverse e malgrado il fatto che le nostre acque nere continuino a lordare i nostri torrenti, quasi fossimo una bidonville del terzo mondo.

Come ci insegna la vicenda del Ponte sullo stretto, in questo paese, per saccheggiare le tasche dei cittadini. non serve realizzare grandi opere… basta immaginarle.

Il Comitato Acqua Bene Comune di Grosseto e Amiata Val d’Orcia, già impegnato nel recupero della quota di remunerazione del capitale investito, abrogata dal secondo quesito referendario, da un decreto del Presidente della Repubblica e da una sentenza di Corte Costituzionale, valuta in questi giorni la possibilità, per quei 16 comuni del comprensorio ancora sprovvisti di depurazione, di includere nel conteggio degli importi in autoriduzione delle bollette del Fiora anche la quota di fognatura e depurazione, o , in alternativa, il ricorso in giustizia, per ottenere l’applicazione della citata sentenza del 2011 della Corte di Cassazione.

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