terme e canoni di concessione

La Regione Toscana marca i suoi confini col cartello “Regione delle Terme” ed effettivamente, con la sua dotazione di 65 aree in concessione e 202 opere di captazione a fini termali, ha ben diritto di vantare tale primato. L’intera materia è normata dalla legge regionale 38 del 2004 che definisce le acque termali un bene pubblico indisponibile e delega le amministrazioni comunali alla stipula della concessione al gestore privato. Contrariamente a quanto ci si attenderebbe da una classe politica ormai marcatamente liberista come quella che governa ininterrottamente questa regione dal dopoguerra, il canone della concessione non viene affidato alla libera contrattazione tra le parti, ma regolato in maniera rigida dalla citata legge. L’articolo 22 infatti fissa a soli € 0,10, il costo del mc di acqua che sgorga dalle falde in concessione. Ma le sorprese non si fermano qui: la Giunta regionale del 2004 decise di offrire un ulteriore vantaggio ai concessionari termali ponendo un tetto ai diritti che le amministrazioni locali potevano pretendere da loro che si applica in tre gradini legati alla portata della sorgente in concessione:

  1. 3.500 all’anno fino a 15 litri/secondo
  2. 7.500 all’anno da 15 a 50 litri/secondo
  3. 12.500 all’anno oltre i 50 litri/secondo

Importo soggetto ad ulteriore dimezzamento se il concessionario si rende disponibile ad una convenzione con la locale ASL, cogliendo quindi un’ulteriore occasione di lucro sui contributi pubblici alla sanità.

Passiamo ora ad un esempio pratico che sta particolarmente a cuore al nostro comitato, quello delle Terme di Saturnia. La sorgente di cui dispongono eroga, secondo la stima del genio civile, una portata media di 270 litri/secondo che al prezzo base fissato dalla L.R.38/2004 dovrebbe garantire al Comune di Manciano il pagamento di 851.000 euro invece, a seguito del sistema di tetti e dimezzamenti contenuti nell’articolo 22, la quota che il Comune riesce ad percepire è di 6.250 euro.

Il Comune di Manciano, nelle scorse settimane, ha chiuso la trattativa di rinnovo della concessione scaduta dal 2011, se ne è dovuto occupare il Commissario prefettizio (che ha sostituito la giunta di centrodestra caduta per dissidi interni) e che è riuscito a far lievitare la cifra a € 146.626 grazie soprattutto alla relativa autonomia di trattativa concessa dalla deliberazione della Comunale n. 48/2011 (della Giunta dimissionaria) Questa somma irrisoria, viene pagata da una azienda che fattura ogni anno una cifra vicina ai € 20.000.000 (e non ne rappresenta che lo 0,7%), Una Spa e Golf Resort, che possiede ormai quasi l’intera vallata: 260 ettari, con un campo da Golf 18 buche ed un Hotel di 140 camere il cui costo varia tra i € 230 ed i € 1.500 a persona x notte, e che incassa, dalle migliaia di bagnanti che affollano le sue piscine, dai 22 ai 44 euro al giorno.  facile ipotizzare che spendano di più per il servizio di lavanderia che per il canone di concessione. Come abbiamo ascoltato nel servizio che Report, di Rai 3, ha dedicato lo scorso 6 maggio alla vicenda, la giustificazione delle Terme per un canone così basso, espressa per bocca di Massimo Tedeschi Presidente dell’Associazione Comuni Termali, sta tutta nel consueto “vantaggio occupazionale” e francamente non si può più tollerare questa trita argomentazione, che raffigura gli imprenditori come dei munifici elargitori di posti di lavoro.

Il rapporto datore di lavoro > lavoratore è un rapporto paritario e di mutuo interesse, che non dovrebbe avere nessun’altra implicazione politica o sociale. Non ha alcun senso, infatti, mettere sul piatto della bilancia della trattativa gli occupati di un azienda che non può de-localizzare. Perché non potrà fare altro che continuare ad impiegare lavoratori locali ed esattamente nel numero che le esigenze di gestione impongono , qualunque sia il canone concordato. Le amministrazioni locali devono ritrovare la dignità necessaria ad ottenere, in una franca trattativa commerciale, il massimo profitto per finanziare i servizi alla comunità che amministrano, invece di dover mendicare o praticare le vie oblique, magari scambiando concessioni edilizie in cambio del pagamento di qualche opera pubblica minore.

In presenza del quasi totale prosciugamento dei trasferimenti Stato > enti locali, la Giunta Regionale Toscana farebbe bene a rivedere in gran fretta questa nefasta legge 38/2004 lasciando il diritto alle amministrazioni locali di contrattare le sue concessioni in condizione di libero mercato, invece di svegliarsi statalista solo il tempo necessario per fare, in danno ai suoi cittadini, munifiche regalie agli imprenditori privati.

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