Corsi di formazione obbligatori e lo stato di minorità del cittadino

Con l’entrata in vigore del D.lgs. 150/2012 denominato PAN (Piano d’azione nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari) si è aperta in agricoltura una nuova stagione di corsi di formazione obbligatori ed onerosi. Ancora una volta si manifesta la sfiducia che la classe politica e legislativa nutre nei confronti dei cittadini italiani, ridotti, sempre più spesso, in una condizione di “minorità” oggettiva.

Infatti, mentre in quasi tutte le case irrompe la rete, col suo enorme potenziale di auto-formazione permanente, agli agricoltori toscani, per mandare a memoria una modestissima serie di regole che troverebbero spazio in un libretto di poche pagine, viene imposta, per il conseguimento di un patentino per l’uso dei fitofarmaci, la frequenza di corsi di formazione di 20 ore del costo medio di 120 euro, più 32 euro di marche da bollo, per la stampa del documento, ad abilitazione conseguita.. Viene spontaneo chiedersi: come mai non viene offerta loro la possibilità di presentarsi agli esami da “privatisti”? Magari verificandone la preparazione con un vero esame (invece di stupidi quiz a risposte multiple) e previa la stampa e la distribuzione di un libretto contenente il succinto programma di studio? La risposta è abbastanza scontata: Dipende dall’azione di lobbing delle associazioni dei tecnici e dei patronati agricoli, che organizzano i corsi e sopravvivono, soprattutto in questo periodo di crisi, con quello che riescono a “mungere” da una delle ultime realtà produttive, ancora in esercizio nel paese.

La politica ascolta solo i portatori di interesse organizzati e gli agricoltori per questo, fin dal secondo dopoguerra, si sono riuniti in sindacati e associazioni di categorie. Come spesso succede però, negli anni, queste associazioni si sono consolidate in strutture sempre più pesanti e gerarchizzate che, nella necessità di auto-sostenersi, hanno perso di vista le istanze della categoria rappresentata e focalizzato la loro azione sull’impellenza di pagare gli stipendi ai loro dirigenti e al proprio personale.

Ma le aziende agricole sono assai male in arnese e non riusciranno a reggere ancora a lungo questo stato di cose: Tartassati e braccati da una muta di ispettori armati di letali ammende a 3 o 4 zeri, gli agricoltori, tra registri da mantenere, corsi da frequentare, attrezzature da tenere al passo con un legislatore che non la smette di cambiare le carte in tavola, quasi non riescono più a dormire o a trovare il tempo di salire sul trattore.

Non è moltiplicando le incombenze, in maniera rigida e pretestuosa, che si porterà l’agricoltura fuori dalla crisi. Al contrario, l’effetto che sempre più spesso si riscontra, specie tra quei giovani che si accostano oggi a questa nobile arte, è quella di uno sprofondamento nel sommerso, nella “clandestinità”. Il compito dei patronati agricoli oggi dovrebbe essere quello di alleggerire il carico di lavoro delle aziende agricole e non di zavorrarle inutilmente, perché, tanto per restare in una metafora di settore, “non si cava latte da una vacca morta”.

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PRO NATURA, Analisi critica al libro “Contro natura” di Chicco Testa

Ho letto, grazie al gentile prestito di un amico, il libro di Chicco Testa “Contro Natura”Schermata del 2015-04-06 11:42:00 edito da Marsilio.  Comincio da quello su cui mi trovo d’accordo: “ Che la natura non sia giusta, secondo criteri di giustizia umani, non dovrebbe nemmeno essere oggetto di discussione, In natura valgono le leggi della natura” (pag 37). Assunto ragionevole, non si spiega quindi perché abbia scelto di fare un libro che nel sottotitolo recita: “Perché la natura non è né buona né giusta né bella”.  A testimonianza della cattiveria della natura il nostro cita più volte nel libro, al punto da conferirgli lo spessore di un ossessione, il meteorite che 60 milioni di anni fa portò all’estinzione dei dinosauri. Da questo evento catastrofico fa conseguire la necessità di tenere, con la natura, un approccio da impavido domatore (dotato per l’occasione di missili a testata nucleare atti a deviare la traiettoria del prossimo eventuale meteorite. Come nel film “Armagheddon”, elevato, pare, ad accreditata ipotesi scientifica)

Ma il libro, più che con la natura, se la prende con un ipotetico movimento naturista/ambientalista , descritto in maniera caricaturale, come una specie di calderone eterogeneo in cui l’autore mette a cuocere tutto quello che capita a tiro dei suoi motori di ricerca (mancano solo i lunatici delle scie chimiche). Cosicché, Vandana Shiva si trova accomunata ai protagonisti di una serie di aneddoti tragicomici, forse raccolti tra i suoi amici meno brillanti: dall’agriturista beota che scopre solo per sua cortese intercessione che la luna mostra alla terra sempre la stessa faccia, allo sprovveduto gommonista che finisce la benzina in mare aperto dove, tapino, non c’è campo per il suo cellulare. Il tutto condito in salsa “hate speech”, dove, per fare un esempio, “Cialtroterapia” dà il titolo al capitolo sulle medicine alternative. E meno male che, in un intervista concessa al Foglio nel presentare il suo libro, Chicco Testa stigmatizzava: “il recente incattivimento della società italiana, per cui negli ultimi anni è cresciuto lo spirito di fazione, il tutti contro tutti come modalità di rapporto quotidiano” Chissà come avrebbe trattato, senza questa consapevolezza, quei milioni di persone che, senza dar noia a nessuno e senza chiedere un soldo al servizio sanitario, si curano regolarmente con l’omeopatia.

Il dibattito culturale e politico sul quale debba essere l’equilibrio tra Uomo e Natura, non è una novità di questi giorni, ma è vero che negli ultimi anni si è arroventato per gli allarmanti segnali dell’approssimarsi di un limite oggettivo allo sfruttamento dell’ambiente ad opera dell’uomo: il surriscaldamento del pianeta (sulla cui causa antropica la comunità scientifica ha ormai raggiunto l’unanimità) l’assottigliamento delle biodiversità, la perdita del 60% delle risorse di acqua potabile, gli oceani colmi di spazzatura (e svuotati di pesce), i reiterati incidenti nucleari, l’incremento delle patologie tumorali e autoimmuni, la crescente infertilità maschile … l’elenco potrebbe continuare per pagine intere. Il nostro autore, pur con qualche residua tentazione negazionista (sulle cause antropiche), prende per buona la questione del riscaldamento del pianeta e scrive (pag. 95): “Come conseguenza di tutto ciò, avremmo probabilmente una caduta verticale della popolazione umana (omissis).Presumibilmente torneremmo indietro, per quanto riguarda l’attività produttiva totale, di qualche secolo, In tal modo si ridurrebbero le emissioni in atmosfera (omissis) l’effetto serra avrebbe fine e il pianeta tornerebbe a raffreddarsi, inizierebbe un nuovo ciclo”. A parte la curiosa nonchalance con cui Testa si rassegna alla repentina scomparsa di qualche miliardo di individui, (per sfamare i quali però raccomanda l’uso di OGM) sorprende l’ingenuità del pronostico sul rapido ripristino delle giuste condizioni climatiche, ragionamento che non tiene conto delle centinaia milioni di anni occorsi agli organismi unicellulari marini (fitoplancton e zooplancton) durante il paleozoico, ad imbrigliare la CO2 in eccesso nell’atmosfera terrestre delle origini, trasformandola in idrocarburi.(teoria biogenica)

Ora, se è vero che la storia del pianeta è costellata da eventi drammatici (non solo i meteoriti), che hanno già causato estinzioni di massa delle specie viventi, è anche vero che sugli eventi naturali, passati o futuri, come uomini non possiamo assumerci responsabilità, né prospettare soluzioni (a meno di non prenderci davvero tutti per dei Bruce Willis).  Resta però il dovere (e la ragionevole necessità) di provare ad evitare almeno la nostra auto-estinzione. Gli abitanti dell’isola di Pasqua, dopo aver consumato le foreste che coprivano le loro isole, hanno dovuto abbandonarle. Non ci è dato sapere come si sia svolto l’esodo, ma possiamo supporre che almeno una parte di loro sia giunta sana e salva sul continente sudamericano. Nel nostro caso la faccenda sarebbe un po’ più complicata perché a separarci da una “spiaggia amica” c’è ben più del sottile braccio di mare che separava l’isola dal continente (a meno di credere alle panzane del film “Interstellar” e condividere la sua ideologia dell’usa e getta, applicata al pianeta intero)

L’egoismo dei viventi e la rottura del patto generazionale.

Nelle culture animiste, il principale aspetto del “patto generazionale” è stato rappresentato dall’impegno dei viventi a consegnare, alla generazione seguente, un mondo nelle stesse condizioni in cui si era ricevuto. L’avvento del meccanicismo ha disdetto l’accordo, concentrando gli sforzi delle società esclusivamente sui bisogni dei viventi.

L’autore ha investito molte energie per promuovere il rilancio dell’energia atomica e ad essa, anche in questo libro, dedica qualche riga di rimpianto (pag 122). Aldilà dei funesti scenari da guerra atomica (l’uso civile è “propedeutico” a quello militare: è nelle centrali elettriche che si “distilla” il plutonio necessario alle bombe) e dei gravi incidenti che ne hanno costellato la storia recente, la più ragionevole tra le obiezioni all’uso dell’energia nucleare scaturisce dalle sue scorie. Si tratta di un pattume a cui, a settant’anni dalla entrata in produzione dell’energia atomica, l’uomo non ha ancora trovato una collocazione sicura: tramontata per sempre l’opzione “buries and forget” dopo il fallimento dei siti di stoccaggio nelle miniere di salgemma in Germania (da cui sono stati precipitosamente rimossi i fusti depositativi solo 8 anni prima) e la decisione del presidente Obama di abbandonare l’ambizioso progetto delle Yucca Mountains, già costato 15 miliardi di dollari (dove si intendevano interrare le 70.000 tonnellate di combustibile esausto sin qui prodotte negli USA), si è tornati ai depositi di superficie, che offrono almeno il vantaggio del monitoraggio costante degli involucri protettivi. Resta però un inconveniente capitale: il tempo di decadimento degli isotopi radioattivi, che va da qualche migliaia di anni per i più instabili a 4,5 miliardi di anni per l’uranio 238 (un periodo di tempo equivalente all’aspettativa di vita del Sole) Si capisce bene, da questi numeri, che tutta la supposta economicità dell’energia nucleare si fonda sulla più criminale forma di “esternalizzazione dei costi” mai elaborata, dal momento che i costi e l’onere della gestione del “decommissioning” delle migliaia di centrali nucleari disseminate sul pianeta ricadrà interamente sulle spalle delle generazioni future, non solo per qualche generazione, ma da qui alla notte dei tempi.

Le poche generazioni che hanno calcato il pianeta negli ultimi 100 anni, hanno svuotato la crosta terrestre di tutte le sue riserve di energia fossile, inondato l’atmosfera di anidrite carbonica ed altri gas “effetto serra”, inquinato la superficie terrestre ed i suoi oceani e condannato tutte le generazioni future del pianeta, che non hanno partecipato al nostro banchetto, a gestire un eredità fatta solo di scorie, veleni e rifiuti.  Senza dubbio saremo ricordati dai posteri sopratutto per il nostro straordinario egoismo.

Politica: la vittoria della destra e la scomparsa della sinistra

Ma la natura è di destra o di sinistra?” si chiede l’autore a pagina 72, titolando di nuovo fuori bersaglio. Testa intende infatti parlare delle posizioni politiche dell’uomo, nei confronti della natura e di come queste influenzino i sistemi sociali proposti dai due schieramenti contrapposti.  L’analisi, che egli attribuisce alla deputata Laura Conti (a pag.74), delinea una destra che si appella alle leggi naturali per giustificare le diseguaglianze, quale diretta conseguenza di dettami divini, (ipotesi creazionista) ed una sinistra, che partendo da un analisi laica e darwiniana (evoluzionista) riconosce alla natura intenti selettivi miranti alla sopravvivenza del più forte, ma contrappone a questa legge naturale un sistema di leggi e di organizzazione sociale volte a lenirne l’effetto e sostenere i più deboli, (l’ambientalismo ha poi incluso in quest’ultima categoria anche gli animali, nostri fratelli minori ed in generale tutte le declinazioni dell’ambiente naturale) In effetti, da allora (primi anni 90) le posizioni teoriche non sono cambiate di molto, a parte una forte riduzione dell’aspetto religioso, nelle moderne destre edoniste, e la sostanziale scomparsa della sinistra dalla scena. Infatti in Italia (ma anche nel resto del mondo), al giorno d’oggi, la sinistra è più rappresentata nei comitati spontanei dei cittadini che non dai partiti politici in parlamento, e l’ambientalismo (insieme alla difesa dei sistemi democratici) è patrimonio esclusivo di questa sinistra di movimento, quasi del tutto priva di qualsiasi potere effettivo.

Il crollo dell’Unione sovietica, nell’89, ha avviato un processo di controriforma che, nei paesi occidentali, sta erodendo tutte le conquiste sociali del secondo dopoguerra, di cui ingenuamente c’eravamo attribuiti il merito, noi occidentali, con le nostre timide socialdemocrazie (mentre erano quasi l’esclusivo risultato della grande paura che i comunisti russi avevano instillato nei nostri padroni, inducendoli a temporanea mitezza)   Il ritorno ad un predominio dispotico della classe padronale è incrementato da vari fattori, di cui il più importante e senz’altro la “fortezza tecnologica” di cui sopra, che ha consentito la globalizzazione del mercato del lavoro e dei flussi finanziari, ma anche la crescente automazione nelle fabbriche, che crea legioni di disoccupati, per i quali non si creano più impieghi sostitutivi, e concentra la ricchezza nelle mani dei padroni delle macchine. (Leggere, per capire meglio, l’articolo di John Lanchester sul numero 1095 di “Internazionale).  La destra delle multinazionali e della speculazione finanziaria nel suo slancio revanscista è ormai prossima a conseguire lo smantellamento della sovranità degli Stati, oggi seriamente minacciata, a Bruxelles, anche dagli accordi del TTIP, discussi in segrete stanze tra politici compiacenti e lobbisti delle multinazionali e ratificati poi, per salvare le apparenze, in Parlamenti di docili nominati.

In questo quadro politico desolante, ciò che resta dell’ambiente corre grandi pericoli: molti fondi d’investimento e corporation, consapevoli della crescente fragilità dei grandi agglomerati urbani, hanno cominciato a spostare i propri capitali dal settore immobiliare a quello terriero ed è nato il Land grabbing, versione aggiornata del latifondismo e del colonialismo, ed intere regioni dell’Africa, con annessi villaggi ed abitanti inconsapevoli, sono state loro vendute da locali governanti privi di senso etico (e senza cervello). La crescente fame di energia fossile continua a causare devastazioni, non solo in paesi corrotti come la Nigeria; ma anche nel civilissimo Canada, in Alberta, dove l’estrazione delle sabbie bituminose ha giustificato la distruzione di vastissime aree di foresta primaria (nel 2011 era una superficie pari al Belgio).

A casa nostra, tramontati ormai i tempi degli Olivetti, imprenditori coraggiosi e lungimiranti, che avevano cura sia del prodotto che dei bisogni dei loro operai, oggi, l’imprenditoria nostrana ha quasi del tutto dismesso e abbandonato l’insidioso mare della produzione industriale, per riversarsi in quello quieto e rassicurante dei servizi pubblici (privatizzati), dove invece che su clienti capricciosi o insolventi, si può contare su mansuete mandrie di utenti impastoiati, e su una normativa tariffaria, post-privatizzazione, che ha praticamente estinto qualsiasi rischio d’impresa (con buona pace dell’esito referendario del 2011) Ma i nostri “capitani coraggiosi” non disdegnano neanche la “green economy”, dove i profitti sono garantiti dagli incentivi pagati dagli utenti elettrici e la manodopera quasi superflua. Predatori più che imprenditori, forniti, come principale dote, della capacità di muoversi con successo nel sordido mondo della politica nazionale, dove l’affiliazione al “clan” giusto conta molto di più di qualsiasi abilità imprenditoriale.

Il nostro autore, frustrato nelle sue aspirazioni nucleari dall’esito del secondo referendum sul tema (che al contrario dei quesiti vinti sull’acqua pubblica, ha trovato applicazione) ha ripiegato anche lui sulla green economy, con la sua E.VA. Energie Valsabbia s.p.a, che vanta 69 impianti idroelettrici, tra quelli realizzati e quelli in corso di realizzazione (e di cui si occupò, qualche anno fa, anche la Gabbanelli su “Report”, con un servizio che denunciava il disseccamento di alcuni corsi d’acqua in Friuli) oltre a numerosi impianti fotovoltaici in terra agricola per complessivi 350 Mwp (tentò di realizzarne anche uno di 45 ettari nel comune di Manciano, sua patria adottiva, ma dopo un’aspra battaglia, cui prese parte anche Beni Comuni Manciano, dovette rinunciare). Su questo punto è opportuno rilevare una contraddizione: (a pag.122) Testa critica aspramente i sette miliardi l’anno che ci costano gli incentivi sul fotovoltaico ed elenca una serie di settori dove quel denaro sarebbe stato meglio impiegato. Di quei 7 miliardi, il nostro, ad un conto sommario, incassa con la sua società, per il solo FV, circa 150 milioni di euro (l’anno x 20 anni) di incentivi pubblici.

Insomma, a guardare da vicino gli interessi economici dell’autore, si spiega bene tutto il livore, che trasuda da questo libro, per quei movimenti che si oppongono alla predazione dei territori. Livore cui già ci hanno abituato i vertici di Legambiente, che per la nostra opposizione alla geotermia flash targata Enel, ci chiamano “utili idioti” (dei petrolieri) e che, fatta eccezione per il nucleare, condividono, con il loro ex presidente, sia i punti di vista che i metodi lavorativi: Moral suasion “green” da una parte e società commerciali dall’altra, a rastrellarne i profitti.

In fondo questo libro è veramente contro la Natura, verso la quale sembra scomparso, nell’autore, qualsiasi legame spirituale. Più volte nel libro, Testa afferma che l’unica forma di natura che valga la pena di preservare è il paesaggio, ma, anche questo, per il suo mero valore mercantile, dal momento che “la cartolina illustrata” è parte integrale del pacchetto offerto dall’industria turistica, insieme al WiFi e alla Jacuzzi.

terra_lunaLa visione materialistica del mondo naturale ha diviso la Terra in due facce, una grande e oscura, l’inferno dei meno abbienti, costretti a vivere in territori sempre più squallidi, malsani e degradati, ed una faccia brillante (molto più piccola) “Parco giochi” per pochi euforici gaudenti, sempre in movimento tra una “cartolina illustrata” e l’altra.

per Beni Comuni Manciano, Andrea Marciani

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Depurazione, l’Acquedotto del Fiora rimborsa. Una vittoria degli utenti

Nel corso di un’affollata assemblea pubblica, organizzata dal locale Circolo ARCI e tenuta il 15 marzo 2015 a Manciano, il presidente Tiberi ha ammesso l’errore commesso nei confronti degli utenti mancianesi negli anni 2013 e 2014 ed ha assicurato la platea sul fatto che le somme, pagate e non dovute, saranno restituite, con assegni pronta cassa, entro il mese di marzo/aprile e promesso che verrà istituito a Manciano uno sportello speciale per gli utenti defraudati. Il Sindaco Marco Galli, intervenuto in assemblea, ha stigmatizzato l’errore di tariffazione e pubblicamente asserito di ritenere la privatizzazione del servizio idrico come un grave errore, contrario agli interessi dei cittadini. sindaco Galli

Per gli utenti idrici di Manciano, la grottesca vicenda del pagamento del “depuratore fantasma” è cominciato nel lontano 1994, l’Acquedotto del Fiora è subentrato alla gestione comunale nel 2002, nel 2008 la Corte Costituzionale ha stabilito illegale il pagamento della voce depurazione per gli utenti non serviti da depuratore, obbligando quest’ultimo a restituire quanto avuto, ma l’AdF ha restituito solo quanto versato nei 5 anni precedenti il 2008, ritenendo le somme pagate in precedenza cadute in prescrizione. Ancora prima di completare i rimborsi, dal 2009, aveva già ricominciato, grazie alla legge 13 del 2009, a pretendere un nuovo pagamento dagli utenti di aree in cui i depuratori fossero almeno in fase di progettazione, gravando coloro che erano stati rimborsati di oneri maggiorati.

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Alla fine di questo inestricabile pasticcio, grazie alle proteste di utenti mancianesi esasperati, in AdF si sono accorti che forse, dopo 21 anni di contributi versati per una depurazione inesistente, la progettazione del “depuratore fantasma” era stata coperta.

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Alcune domande però sono rimaste sul tappeto nell’incontro di ieri:

  • Quella circa l’ammontare dell’importo accantonato in questi 21 anni, che secondo la legge Galli del 1994 dovrebbe essere stato versato su un fondo vincolato. La notizia dell’esistenza di questo “salvadanaio” è sembrata cogliere di sorpresa il Presidente, che non ha saputo fornirci alcuna cifra, ma ci ha tenuto a chiarire che l’AdF non si assume responsabilità per gli accantonamenti precedenti alla sua entrata in servizio, lasciando supporre come persi per sempre, tutti gli accantonamenti fatti tra il 1994 e il 2002.
  • Quella sul trattamento che verrà riservato agli altri utenti delle province di Siena e Grosseto che si trovano nella medesima situazione di quelli mancianesi: Il presidente Tiberi ha promesso che anche per loro verranno avviati nuovi conteggi sulle cifre pagate, ma come dice il proverbio : “Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio” e noi consigliamo i cittadini dei comuni sprovvisti di depurazione di verificare molto attentamente il trattamento che è stato loro riservato.Vorremmo infine porre l’accento sul diverso trattamento che l’AIT riserva ai debiti, a seconda se a doverli rimborsare siano il gestore privato o i suoi utenti, infatti le somme che il gestore doveva a noi, sono state dichiarate prescritte in 5 anni, mentre, per i conguagli richiesti in questi giorni dal Fiora, ci si spinge fino al 2006 (9 anni). Disparità che evidenzia molto bene dove si orientano le simpatie dell’Autorità Idrica (di controllo pubblico) in Toscana

foto di Ivana Agostini, gentilmente concesse dall’autrice

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Sopraintendenze e Corpo Forestale dello Stato: due custodi scomodi

Dei tanti Enti che gravano sul bilancio dello Stato Italiano, l’attenzione dei “potini” della spending review sembra essersi concentrata in questi ultimi mesi soprattutto su Sopraintendenze e Guardia Forestale. Per le prime si prospetta di trasferire le loro competenze a regioni e comuni per la seconda si pianifica un accorpamento con la Polizia di Stato.

A guidare la mano del governo Renzi, più che reali esigenze di risparmio, sembra essere, per entrambi, la loro eccessiva indipendenza dal potere politico. Infatti, sul piano del risparmio, limitandoci ad esaminare ridondanze dei corpi di polizia,avrebbe molto più senso ed efficacia l’accorpamento tra Polizia e Carabinieri, la cui perfetta sovrapposizione dei compiti, in materia di ordine pubblico, rappresenta un caso quasi unico in Europa.

L’autonomia di Sopraintendenze e Corpo Forestale si esercita in particolare in due settori che contengono il maggior serbatoio di quel che resta dei beni collettivi: Il patrimonio artistico e le foreste demaniali.

Dal 1989, anno in cui è venuto meno l’effetto di intimidazione che il comunismo reale esercitava sugli oligarchi d’occidente, i governi che si sono succeduti in Italia, indipendentemente dal loro colore politico, hanno alacremente lavorato all’alienazione di tutti i beni comuni del paese: Autostrade, Ferrovie dello Stato, Poste, Telecom, Enel, Alitalia, acciaierie e grandi industrie metalmeccaniche, per finire con i servizi essenziali come acqua, depurazione e trasporti pubblici.

A nulla è servito un referendum che, nel giugno del 2011, con un autentico plebiscito (sottoscritto da 27 milioni di italiani), ha chiesto una drastica inversione di rotta in materia di privatizzazione dei servizi. Una classe politica autoreferenziale, in cui sono ormai rappresentate solo posizioni neo liberiste, ha messo ora gli occhi sugli ultimi scampoli del patrimonio collettivo della nazione, quello artistico e culturale e quello ambientale e boschivo. Primo passo per questo ultimo saccheggio è quindi quello di rimuoverne i custodi troppo zelanti.

Il premier Renzi già da sindaco di Firenze ha sperimentato la privatizzazione “temporanea” del patrimonio artistico della città, asservendo monumenti e spazi pubblici di pregio al fasto capriccioso di nababbi di ogni nazionalità, ed in quelle occasioni si è più volte lamentato degli ostacoli che le sopraintendenze gli opponevano. Ora da capo del governo può estendere le sue mire a tutto il territorio nazionale e regolare i conti con chi gli ha intralciato il cammino in passato.

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Incontro sui rifiuti a Orbetello

Ottimo l’incontro organizzato il 22 febbraio scorso dal WWF all’ex polveriera Guzman di Orbetello (e ringraziamo Angelo Properzi per l’iniziativa)

Dopo i preziosi interventi dei relatori del Centro Rifiuti Zero di Capannori, con Rossano Ercolini in forma smagliante, è stata le volta di Roberto Barocci di presentare le osservazioni dei Beni Comuni Grosseto al Piano interprovinciale sui rifiuti, appena ratificato dal consiglio provinciale, con le 5 ineludibili criticità messi a fuoco da lavoro di Roberto Barocci, Giuliana Gentili, Ubaldo Giardellie Lamberto Soldatini.

A seguito poi, l’intervento di Ubaldo sulle opportunità economiche e occupazionali che offrirebbe un approccio serio al riciclo e il recupero delle materie prime seconde.

All’incontro partecipava la Paffetti, Sindaco di Orbetello con il suo assessore all’ambiente Barbini e la Bonini, vicesindaco in forza SEL dell’unico comune virtuoso della provincia (Magliano) Peccato che la maggior parte di loro se ne sia andata dopo l’intervento di Ercolini e non sia rimasta ad ascoltare gli interventi di Roberto e Ubaldo, che li riguardava molto più direttamente e che non siano stati in sala per sentire l’intervento fuori programma di Antonio Camillo, vice sindaco ed assessore all’ambiente del Comune di Manciano.

Non per campanilismo, sottolineo questo intervento, ma perché ritengo che getti finalmente luce sul “back stage” della politica grossetana (e non solo) in materia di rifiuti.

Camillo ha fatto un rapido excursus sulla dinamica dell’ingresso del nuovo gestore SEI che sintetizzo qui di seguito:

  • La gara d’appalto per la conquista del ghiotto boccone della gestione rifiuti per le provincie di Siena , Arezzo e Grosseto è stata falsata dalla presentazione di due offerte da parte di candidati fantoccio che molto opportunamente hanno ritirato le loro offerte ad una settimana dall’apertura delle buste, Il gestore SEI ha potuto quindi vincere comodamente una gara di cui era l’unico concorrente
  • Da giugno dello scorso anno, quando si sono visti recapitare una proposta di gestione del servizio vaga e inaccettabile, i responsabili all’ambiente del comune di Manciano tentano invano di interloquire con il gestore, che non ha mai dato alcuna risposta alle loro richieste.
  • Al momento di prendere servizio, nel gennaio 2014, il gestore non aveva presentato nessun prospetto economico particolareggiato, ma, in assemblea ATO,aveva dichiarato che avrebbe mantenuto il servizio ed i prezzi del precedente gestore.
  • Nei primi giorni di febbraio, tuttavia, avendo necessità di incassare il primo mese di servizio il gestore ha presentato i prospetti economici ai singoli comuni. Conti che, al contrario di quanto promesso, contengono aumenti che variano dal 20 al 40%. Nel caso di Manciano, ai 530 mila euro del costo complessivo del 2013 vengono aggiunte voci che erano già compresi nel servizio del precedente gestore, ha aggiunto poi (per tutto l’ATO 6) una voce di deposito cauzionale di 4 milioni di euro ed ed un altra di 3,2 milioni di euro per il servizio di fatturazione a terzi (per la fatturazione ponte verso i gestori di Strillaie e di Scarlino energia)
  • Il tutto è stato sottoposto in maniera perentoria e frettolosa con il consueto ricatto dell’impossibilità di pagare gli stipendi ai dipendenti
  • Antonio Camillo ha cercato di sollevare un fronte di opposizione a tale ricatto proponendo di pagare solo l’importo della fattura di gennaio 2013 più l’aumento ISTAT, ma la sua proposta è andata in minoranza nell’assemblea anche per il voto contrario dell’assessore di Orbetello Barbini che ieri, al convegno, vestiva invece i panni del Masaniello.

Risulta evidente che il gestore SEI spadroneggia con la noncuranza e la sciatteria di chi si sente le spalle coperte e che il potere politico toscano gestisce la questione rifiuti con un atteggiamento che definire mafioso è dire poco.

Che, come è successo per il servizio idrico, l’ingresso del privato non ha portato alcun miglioramento ai servizi, dato che, in primo luogo, questi non ha immesso nel business alcun capitale proprio e, con la trappola del “Total recovery cost”, si fa pagare, oltre agli interessi bancari di soldi presi in prestito (come avrebbe potuto fare anche il gestore pubblico), anche cauzioni e balzelli non dovuti (assicurazione sugli errori di gestione e servizi di fatturazione per citarne solo due)

Grazie alla tutela del un potere politico regionale non si sente in dovere di ottemperare agli obiettivi programmati dai singoli sindaci, ma risponde solo all’ATO Sud, dove, adottando il sistema ampiamente rodato negli ATO del Servizio idrico, impone all’assemblea dei sindaci, senza dare loro il tempo o la possibilità di valutarne la convenienza e l’oculatezza, l’adozione di piani già confezionati dai soci privati, con il solo ausilio di pochi fidati “compagni di merende” di parte pubblica.

Senza una decisa mobilitazione della cittadinanza, questo sistema finirà per strangolare le economie locali e di alienare tutti i servizi ed i beni comuni della collettività.

Andrea Marciani

Rassegna stampa relativa:

Il Tirreno 22.02.2014

Il Tirreno 23.02.2014

Il Tirreno 24.02.2014

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Consorzio di Bonifica Toscana Sud, VOTA PER CAMBIARE LE COSE.

In questi giorni stanno arrivando ai contribuenti dei Consorzi di bonifica della Toscana, le lettere che segnalano la tenuta, il 30 novembre prossimo, dell’elezione dei Consigli di gestione degli enti. Il tempo utile per presentare delle liste di candidati però è scaduto nel mese di ottobre.

Ai cittadini contribuenti, infatti, viene chiesto di andare votare ma ci si guarda bene dal metterli in grado di accedere al ruolo di candidati. Questo privilegio viene riservato ai “poltronisti” di partito, che da sempre hanno accesso a queste informazioni “riservate” o ai lettori vigilanti degli Albi Pretori o dei labirintici siti istituzionali. E’ così che il Movimento 5 Stelle di Grosseto è riuscito a sapere della scadenza, a raccogliere le firme necessarie (anche col nostro aiuto) ed a presentare una lista di candidati indipendenti in tempi utili. Senza di loro, saremmo stati chiamati a votare, per l’ennesima volta, per la lista trasversale dei “soliti noti” e dei portatori di interesse.

Si, perché questa procedura “alla zitta” non è una novità ma una prassi costituita. Quelle dei Consorzi di bonifica sono elezioni dove le liste uniche sono assai frequenti così come l’astensionismo degli elettori, con percentuali di votanti che raramente hanno superato, in passato, lo “zero virgola qualcosa”.

A leggere poi le lettere in arrivo in questi giorni, dobbiamo rimarcare che non viene data alcuna indicazione sulle liste ed i candidati che si va a votare, che non compare alcuna informazione sulle modalità di assegnazione del diritto di voto, in caso di cointestatari della medesima proprietà e, soprattutto, nessuna indicazione viene fornita sulla possibilità (prevista dal regolamento) di delegare al proprio voto un altro socio del consorzio.

Questa volta, per il neo-nato Ente di bonifica Toscana sud (6), che ha accorpato tutti i consorzi delle province di Siena e Grosseto, le cose andranno diversamente,  i “Beni Comuni” si trovano ad affiancare l’M5S in questa battaglia di democrazia e trasparenza, con il  portavoce Andrea Marciani, candidato nella sezione 2.

Questa candidatura è fatta col primo intento di spezzare il sistema delle “poltrone assegnate” e, nello spirito della tutela dei Beni Collettivi, sarà impegnata ad evitare i lavori inutili e dannosi, come quelli denunciati più volte sul sito dei Beni Comuni Manciano (link), salvaguardando beni e persone ma risparmiando anche danni all’ambiente e lavorando per la riduzione dei costi delle bollette della bonifica, che costituiscono l’ennesimo dei numerosi balzelli che opprimono il contribuente.

IL 30 NOVEMBRE , ENTRA CON NOI NEL CONSORZIO DI BONIFICA, cerca sulla lista del M5S il tuo candidato (o vota la lista).logo_movimentoI nostri candidati, 

Sezione 1:

  1. Franci Lorenzo Maria
  2. Marchetti Valentina
  3. Marcelli Massimiliano
  4. Troccoli Elisa
  5. Carnevali Marcello
  6. Amore Francesca

Sezione 2

  1. Fanti Roberto
  2. Lanziollo Elena
  3. Bonari Andrea
  4. Giraldi Francesca
  5. Marciani Andrea

Qui l’ubicazione dei seggi elettorali

SCARICA LE DELEGHE A VOTARE PER ALTRI SOCI:  QUI (persone fisiche) E QUI (legali rappresentanti)

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Cento anni fa il primo acquedotto pubblico

Cento anni fa il primo acquedotto pubblico, realizzato con il contributo di tutta la cittadinanza, dalle sorgenti del Fiora,  raggiungeva Manciano.

Oggi, il gestore privato del medesimo acquedotto, minaccia di distacco quegli utenti che chiedono l’applicazione della volontà popolare, che nei referendum del giugno 2011 ha sancito la volontà del ritorno della gestione del servizio idrico in mano pubblica.

La storia sembra procedere al contrario

MANIFESTOrid

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